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Tutte le risposte della scienza a chi nega il cambiamento climatico

La disinformazione pone in serio pericolo le misure per salvare il pianeta, mettendo in discussione l’esistenza del riscaldamento globale o cercando di sminuirne la gravità. A lanciare l’allarme di recente è stata la Royal Swedish Academy che, al summit dei premi Nobel tenutosi lo scorso aprile, ha posto l’accento sulla diffusione delle tesi dei negazionisti del cambiamento climatico le quali, a partire dagli Stati Uniti, si sono estese in tutto il mondo, proliferando grazie ai media, al web e ai social.

Secondo l’inchiesta condotta dalla giornalista Milena Gabanelli, a screditare la scienza sono stati per primi alcuni gruppi di studio americani finanziati dall’industria petrolifera (i quali, tra il 2003 e il 2010, hanno ricevuto 6,3 miliardi di dollari da Shell, Total, ExxonMobil, Chevro e British Petroleum) con l’obiettivo di seminare dubbi che poi sono stati diffusi dai media americani più importanti, da Newsweek a The New York Times, da Wall street Journal a Fox News; oppure da politici che ricoprono cariche autorevoli, primo tra tutti l’ormai ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, durante il suo mandato, ha varato ben 176 provvedimenti per ridurre le misure di contrasto ai mutamenti climatici per poi proporre nel 2017 il ritiro degli USA dagli accordi di Parigi.

Inoltre, negli anni successivi all’accordo di Parigi del 2015 – che si pone l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale in modo che l’aumento delle temperature non sia oltre i 2 gradi centigradi e a cui oggi aderiscono circa 200 nazioni- le cinque maggiori aziende di gas e petrolio hanno investito più di un miliardo di dollari per le campagne di disinformazione sul cambiamento climatico.

Le tesi sostenute dai negazionisti del mutamento climatico vertono perlopiù sulle seguenti tesi:

  • il riscaldamento globale non esiste, né è scientificamente provato;
  • la Terra si sta raffreddando;
  • l’aumento delle temperature è solo un fenomeno naturale causato dal sole;
  • l’incremento di 2 gradi della temperatura globale del nostro pianeta è irrisorio: quanto allarmismo inutile per un po’ di caldo in più.
Le immagini a confronto ritraggono il fiume Colorado catturato dai satelliti Landsat della Nasa negli anni 1999, 2005, 2011, 2021. Fonte: Nasa.

Di fronte a queste affermazione che remano contro anni di studi e ricerche scientifiche, approfondiremo quali rischi corre il pianeta Terra con l’aumento delle temperature di 2 gradi centigradi, verso cui stiamo andando, cercando di smontare queste bufale.

Sicuramente la fonte più autorevole a cui attingere per evitare di incorrere in false informazioni sul tema del cambiamento climatico, è rappresentata dai dati e dai rapporti pubblicati dall’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, di cui fanno parte centinaia di autori provenienti da tutto il mondo e alle cui ricerche contribuiscono migliaia di esperti mondiali sulla base di articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali. Nel 2018 l’IPCC ha realizzato un rapporto speciale che ha messo a confronto gli impatti che si avrebbero sia in caso di un incremento di 1 grado e mezzo della temperatura globale del pianeta, sia di 2 gradi. Il rapporto mette in luce come anche solo mezzo grado di riscaldamento possa fare la differenza, vale a dire, passando dal grado e mezzo a 2 gradi, si avrebbero 10 cm in più di innalzamento del livello del mare, ingresso delle acque salate nelle falde di acqua dolce, un’esposizione di 10 milioni di persone in più a rischio di inondazioni, con conseguenti danni alle infrastrutture.

Nel sesto rapporto dell’agosto 2021, l’IPCC afferma che ad oggi le attività umane (e non i fenomeni naturali) hanno causato un riscaldamento globale di 1 grado centigrado in più rispetto all’epoca pre-industriale (prima del 1750); l’uso di combustibili fossili, la deforestazione e l’allevamento intensivo di bestiame, portando a conseguenze visibili, allarmanti e irreversibili innanzitutto su:

  • ghiacciai: negli ultimi 20 anni la massa delle calotte glaciali di Groenlandia e Antartide si è ridotta di centinaia di miliardi di tonnellate all’anno;
  • oceani: il loro riscaldamento ha come conseguenza un’espansione termica e quindi un aumento del loro volume.

Questi fenomeni hanno provocato un innalzamento del livello del mare con un ritmo di circa 3 mm l’anno nell’ultimo decennio. E a coloro che sminuiscono “il millimetro in più” occorre far notare che, di anno in anno, dal mm si passerà al cm e poi al metro, con conseguenze nefaste per i territori che si trovano a livello del mare, per esempio. Mantenendo l’attuale tendenza delle emissioni anche i ghiacciai dell’arco alpino rischiano di scomparire, con conseguenze letali anche per la disponibilità delle risorse idriche, per la fauna e la flora. Superando i 2 gradi, inoltre, aumenterebbero anche gli eventi climatici estremi che ci interessano sempre più da vicino, quali bombe d’acqua e siccità.

Nello stesso rapporto dell’IPCC si afferma che 1 grado e mezzo lo raggiungeremo nei prossimi anni e che, entro il 2040, arriveremo a un riscaldamento globale di 2 gradi. Il livello del mare è destinato a crescere ben oltre la fine di questo secolo, l’entità e la velocità dell’innalzamento dipenderà dalle future emissioni di gas serra. Come spiega Francesca Giordano, ricercatrice dell’ISPRA, città come Venezia, Bangkok e Shangai rischiano di essere sommerse, costringendo le popolazioni a migrare altrove. La Commissione Europea ha evidenziato come “Il periodo 2011-2020 è stato il decennio più caldo mai registrato, con un’innalzamento della temperatura media globale di 1,1ºC al di sopra dei livelli preindustriali. Il riscaldamento globale indotto dall’uomo è attualmente in aumento a un ritmo di 0,2ºC per decennio. Un aumento di 2ºC rispetto alla temperatura dell’epoca preindustriale è associato a gravi impatti negativi sull’ambiente naturale e sulla salute e il benessere umani, compreso un rischio molto più elevato di cambiamenti pericolosi e potenzialmente catastrofici nell’ambiente globale. Per questo motivo la comunità internazionale ha riconosciuto la necessità di mantenere l’innalzamento ben al di sotto dei 2ºC e di proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5ºC.

Il rischio dei danni causati alle popolazioni di tutto il mondo, agli ecosistemi marini e terrestri, è reale e non possiamo accettare che parte dell’opinione pubblica smetta di credere alla scienza perché influenzata da teorie che non hanno alcun fondamento scientifico. Occorre contrastare la disinformazione con l’informazione, guardando agli interessi che stanno dietro ai finanziatori delle campagne informative fuorvianti o manipolate citate all’inizio di questo articolo, vale a dire le più importanti aziende petrolifere, le quali rientrano tra le prime cause dell’aumento delle emissioni di CO2, poiché il loro profitto deriva esclusivamente dalla combustione di carbone, petrolio e gas, ovvero la prima causa del riscaldamento globale.


Fonti

ec.europa.eu/clima/change/causes_it

isprambiente.gov.it/it/news/net-scienzainsieme-clima-da-fake-news-io-non-ci-sto

corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/clima-riscaldamento-globale-chi-finanzia-fake-news-ambiente-c02-social-inquinamento-salvare-pianeta-pericolo-emissioni-disinformazione/0c83cd40-a769-11eb-b37e-07dee681b819-va.shtml

ilpost.it/2020/01/12/negazionisti-clima